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Anglofoni e anglofili smettete di piangere: anche in tempi di divorzi e malumori europei, in pubblicità e sui social c’è sempre spazio per trasformare grandi gioie e grandi dolori in qualcosa di memorabile e virale.

Nelle ultime settimane il mondo anglosassone è protagonista  e dopo il clamore creato dalla Brexit ci spostiamo dall’altra parte dell’oceano per le celebrazioni dell’Independence Day, quel 4 luglio 1776 in cui furono gli Stati Uniti a staccare il cordone ombelicale che li legava alla madrepatria.

Cosa lega la Brexit al 4 luglio? L’incredibile engagement scatenato sui social dai due eventi. Abbiamo viaggiato sul web da un lato all’altro dell’Atlantico per segnalarvi alcuni dei contenuti più geniali in circolazione, strapparvi un sorriso (o una lacrima) e consigliarvi alcuni elementi che possono rendere i vostri post virali.

Usa il fattore H

H come Humour. L’umorismo scorre nelle vene degli inglesi e il tracollo della borsa e la divisione sociale che dilania il Paese nulla possono contro l’inarrestabile ondata di umorismo che ha travolto il Regno Unito dopo il referendum.

Fra tinte black e ironia, ecco due delle perle più divertenti:

Anche i gatti, sempre protagonisti indiscussi della rete, sono di colpo diventati extracomunitari.

Anche i gatti, sempre protagonisti indiscussi della rete, sono di colpo diventati extracomunitari.

 

Una semplice foto di un'aula universitaria vuota e la frase “Nel frattempo, alla lezione di diritto europeo” bastano per strappare qualche decina di migliaia di like.

Un’aula universitaria vuota e la frase “Nel frattempo, alla lezione di diritto europeo” bastano per strappare qualche decina di migliaia di like.

Crea empatia e senso di identità

Lo humour non può nulla se non entra in campo il fattore Identità, la capacità di empatizzare con il proprio audience perché possa identificarsi nel contenuto che pubblichiamo. L’empatia è l’elemento chiave di tutte le campagne marketing di successo ed è essenziale anche soprattutto negli eventi che polarizzano l’opinione pubblica.
Pensiamo agli esempi appena citati relativi al referendum inglese: una strada percorribilissima in molti Paesi sarebbe stata far leva su patriottismo, nazionalismo e xenofobia, argomenti che certamente non sono mancati nel dibattito politico pre Brexit, ma non sono stati dominanti sui social perché gli inglesi amano prendersi in giro, e anche nel post Brexit hanno fatto dell’ironia un’arte a tinte black che non avrebbe altrettanto successo in altri Paesi.

Guardiamo invece agli Americani e al 4 luglio: essere in sintonia con il mood del Independence Day significa ricercare l’identità americana in un tripudio di patriottismo. E se è vero che il consumismo è parte integrante dell’identità americana, il modo migliore per celebrare l’American Way of Life in modo virale è con la pubblicità. Eccovi un esempio recentissimo di campagna “identitaria” diventata virale sotto l’hashtag #WeAreAmerica. 

Ad Council, organizzazione non-profit americana ha scelto come testimonial per la sua campagna di sensibilizzazione il wrestler icona John Cena.

Cry for likes

L’intrattenimento è fatto di emozioni forti, ma non significa che tutti cerchino storie felici. Al contrario, anche una combinazione di emozioni che includa malinconia e tristezza può creare l’alchimia perfetta.

 E se guardiamo agli spot prodotti in concomitanza con l’evento, la caratteristica più lampante è certamente che le menti dei creativi americani sono molto meno riluttanti a far leva sulle corde del patriottismo strappalacrime.

Non riusciamo a immaginare ad esempio che alcune delle campagne più belle realizzate da Guinness e Duracell in occasione dell’Independence Day, per quanto emozionali e riuscite, avrebbero fatto breccia così facilmente nei cuori di un pubblico europeo.

Ve le riproponiamo con un’avvertenza: procuratevi comunque dei fazzoletti.

Nessuna parola e tanta emozione nello spot Guinness “Empty Chair“, all’interno della campagna “Made of More“.


Anche Duracell utilizza l’iconico riferimento al “ritorno del soldato”, un classico del 4 luglio ripreso facendo leva sui valori di patriottismo e famiglia.

Usa immagini che raccontino storie senza parole

In inglese le definiremmo self-explanatory. Quando proponiamo una foto o un’immagine all’utente, conquistare la sua attenzione in un mare di post è sempre più complicato, soprattutto ora che Facebook ha modificato nuovamente l’algoritmo del news feed e dà più rilevanza ai post di amici e familiari.

La nostra soglia di attenzione è ormai così bassa che tendiamo a condividere post nei primi 10 secondi dal momento in cui li visualizziamo, senza neanche leggerli.

Ma dobbiamo davvero rassegnarci a un’attenzione che non supera i 140 caratteri? Quando si tratta di post virali, la risposta è sì.

Pensate al fatto che Snapchat, che conta 10 milioni di video visualizzati al giorno, superando persino Facebook,  mantiene entro i 10 secondi la lunghezza massima dei video. 

Tuttavia questo non significa necessariamente rassegnarsi a post privi di contenuti, ma accettare che vari livelli di significato siano più facili da comunicare visivamente.

Quando un’immagine crea qualche tipo di squilibrio visivo, l’utente tende a esserne incuriosito. Questo significa che ha bisogno di essere osservata per tempi più lunghi per essere capita e intriga l’utente. Vediamo un altro esempio dalla campagna post Brexit:

Questa sorta di natura morta 2.0 ironizza sull’autosegregazione degli inglesi che dovranno abbandonare i piaceri della tavola e rassegnarsi a una vita di fagioli in scatola.

Questa sorta di natura morta 2.0 ironizza sull’autosegregazione degli inglesi che dovranno abbandonare i piaceri della tavola e rassegnarsi a una vita di fagioli in scatola.

Non c’è testo, è un’immagine “che si spiega da sola” e con cui un inglese (o chiunque sia stato sul suolo britannico) è incline a empatizzare e che fa sorridere. Tutti gli elementi per diventare virale se il tempismo, come in questo caso è davvero perfetto.

Metti alla prova l’ego

Puntare sull’ego dell’utente è sempre un’ottima soluzione, perché nessuno di noi ama sentirsi stupido e l’era social ci permette di “farci sentire svegli” – e farlo sapere a tutti.
Quante volte ci siamo ritrovati senza neanche accorgercene a perdere tempo su rompicapi
banali solo perché “il 95% degli utenti non sapeva trovare la risposta”? Ed ecco perché il 4 luglio è un tripudio di quiz.

Schermata 2016-07-04 alle 11.53.24 Schermata 2016-07-05 alle 11.56.23 Schermata 2016-07-05 alle 11.59.30

Mostra imbarazzo (degli altri)

Non è il più politicamente corretto dei consigli, ma fin dai tempi delle candid camera è evidente che vedere altre persone in situazioni di profondo imbarazzo è per molti una tentazione irresistibile che induce l’effetto “io sono meglio di così”. Non sapete di cosa stiamo parlando?
Guardate cosa succede quando si chiede agli Americani perché festeggiano l’Independence Day:

 

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